C’è virtuale e virtuale: esploriamo il mondo della realtà virtuale

MONDO REALTÀ VIRTUALE – Già da anni il mondo della realtà virtuale ha cominciato a farsi avanti nelle nostre vite, ma il lancio finale è stato dato dalle restrizioni imposte dal Coronavirus. Per più di un anno ormai siamo stati costretti a svolgere tutte le attività all’interno della nostra abitazione. Il web ci ha permesso di rimanere in collegamento e di raggiungere anche spazi e luoghi che ci erano altrimenti preclusi, anche prima del Covid. Quello che abbiamo trovato in rete, però, è un amalgama di prodotti diversificati erroneamente proposti con lo stesso nome: Realtà Virtuale.

Rossano da quanto tempo fai parte del team di Avepa Communication

Sono entrato a far parte di Advepa, come responsabile commerciale, ormai 12 anni fa, quando l’azienda ancora si occupava solo di online reputation.

Oggi Advepa Communication non fa solo quello?

No, da 8 anni l’azienda ha preso anche una strada parallela. Siamo riusciti a perfezionare ed ottimizzare le tecnologie per effettuare ambientazioni virtuali 3D e renderle anche facilmente fruibili dal web. Grazie a questa intuizione, ripresa dal mondo dei videogiochi, da diversi anni a questa parte offriamo al mercato degli eventi e delle fiere un prodotto in grado di ricreare un’ambientazione reale completamente online. I nostri clienti possono personalizzare gli spazi a loro piacimento e i loro clienti possono girare all’interno degli spazi grazie a degli avatar.

Quindi non vi siete lanciati nel mercato solo dopo le esigenze dettate dalla pandemia?

Esatto, noi siamo nel mercato da ormai quasi una decade. In Italia siamo stati tra i primi a lanciare questo tipo di tecnologia. Gli anni passati ci hanno permesso di perfezionare e affinare le nostre intuizioni e i nostri prodotti. La pandemia da Coronavirus non ha fatto altro che dare l’occasione al mercato di conoscerci e di capire che non può più fare a meno della nostra tecnologia. Siamo ben consapevoli che una volta che tutto questo sarà finito le persone vorranno tornare con più forza agli eventi reali. Però allo stesso tempo hanno compreso quanto il mondo della realtà virtuale 3D costituisca un’opportunità a cui non rinunciare.

Credo che saranno molti coloro che sceglieranno una soluzione ibrida in futuro: eventi in presenza paralleli ad eventi virtuali.

Puoi spiegarci meglio cosa intendi per soluzione ibrida? 

Per ibrido intendo il proporre tutto quello che già facevamo 10 anni fa, quando il Covid-19 non sapevamo cosa fosse. Noi non ci occupiamo dell’evento fisico, poiché è in mano a terzi. Quello che facevamo e che faremo è iniziare pensando al lancio dell’evento e alla sua pubblicità. Durante la manifestazione fisica ci occuperemo di organizzare proposte sul web pensate per coloro che per motivi geografici, economici, ecc., non possono essere presenti. Gli eventi online in questo caso sono pensati sia per il brand che non può allestire, sia per i clienti che non possono esserci fisicamente. Questa opportunità ovviamente è aperta anche a quei brand/sponsor che saranno presenti fisicamente all’evento, ma che vogliono raggiungere maggiore visibilità, cosa che l’evento virtuale ti permette di ottenere.

La nostra proposta però guarda non solo al passato e al presente dell’evento, ma anche al suo futuro. Infatti durante l’evento possiamo occuparci di raccogliere e riunire quelli che una volta erano i biglietti da visita di ogni persona/brand.  In questo modo una volta concluso l’evento, sarà possibile avere in un unico posto tutte le informazioni e i contatti dei partecipanti, così che coloro che ne abbiano bisogno possano avervi accesso.

Se oggi facciamo una rapida ricerca online sugli eventi virtuali sono migliaia le soluzioni che ci vengono proposte

Sì, con il Covid-19, sembra che tutti abbiano cominciato ad entrare nel mondo della realtà virtuale. Ma è davvero così?

Che cosa intendi?

Quello che voglio dire è che molti spacciano le loro offerte per realtà virtuale, ma in verità fanno altro. Quello su cui dovremmo fare chiarezza, forse, è il seguente punto: cos’è davvero la realtà virtuale. Virtuale non è tutto ciò che è in rete. Non fanno virtuale tutti quelli che ti propongono un sito, una cartina interattiva o una zoomata particolare.

Infatti sotto il nome di realtà virtuale ci sta tutto quello che ti permette di vivere un’esperienza immersiva all’interno di uno spazio che ricrea un mondo simile a quello che ti circonda.

Un cliente che vuole creare un’ambientazione virtuale come fa a non cadere nella rete di chi propone prodotti non realmente 3D?

Proprio qui sta il problema. Solo quelle tecnologie che riescono a trasporre il mondo reale in virtuale e farti interagire con esso possono dirsi realtà virtuale. Un neofita, il quale si affaccia per la prima volta su questo mondo, non è in grado di fare distinzioni. Potrebbe acquistare un prodotto che non è quello desiderato, invogliato dal prezzo conveniente. Ovviamente il prezzo di un prodotto che non è di realtà virtuale sarà inferiore rispetto ad un prodotto virtuale a tutto tondo. Il prezzo vantaggioso è il primo amo che chi vuole fregarti lancia per farti cadere nella sua trappola.

Ma come si può capire allora la differenza?

Quando si conosce la verità, molto facilmente si vede la differenza. Realtà virtuale è tutto quello che propone in un ambiente tridimensionale la realtà e ti permette di interagire con essa. All’interno di uno spazio virtuale ci si può muovere con il nostro avatar scegliendo indipendentemente cosa vedere e dove andare. È possibile parlare con gli altri avatar che incontriamo, aprire menù interattivi, ad esempio. In alcuni spazi ben ricreati è possibile anche cambiare canale alla tv, accendere il camino, cambiare i quadri alle pareti, accendere e spegnere le luci. Nei casi in cui si fa utilizzo di visori oculus allora la cosa diventa ancor più interattiva.

Se il prodotto che ci viene proposto non ci permette di fare questo, allora non è vera realtà virtuale. Ci sono, infatti, delle tecnologie che possono simulare la realtà virtuale, ma che non lo sono. Ad esempio la tecnica delle fotografie e dei tour virtuali a 360°. L’utente in questo caso si trova immerso nella realtà reale, ma può solo vedere l’ambiente circostante senza potervi interagire. La direzione presa dallo spazio non è scelta dall’utente, ma dallo spazio stesso. Si passa così da essere personaggi attivi nel paesaggio ad essere passivi.

Cosa proponi per poter provare a risolvere questo problema del mondo della realtà virtuale?

La prima soluzione che mi viene in mente è cominciare a chiamare le cose con il proprio nome. La seconda cercare di istruire il cliente a capire cosa si intende veramente per realtà virtuale. Se si cerca un prodotto di realtà virtuale bisognerà trovare ambienti 3D dove ci sia la vera libertà di movimento.

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