Realtà virtuale: nuova modalità di fare business

Realtà virtuale: nuova modalità di fare business

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REALTÀ VIRTUALE BUSINESS – La realtà virtuale e le sue tecnologie circolano da anni. Fino ad adesso però la loro applicazione maggiore si aveva con i videogiochi e in campo medico. Oggi invece ha fatto, per cause maggiori, ingresso prepotentemente nelle vite di ognuno di noi, in più aspetti delle nostre vite. Con Parvin Afsar, ingegnere e giovane imprenditrice, vediamo insieme come la realtà virtuale ha cambiato i mondo del business e come si è insinuata positivamente anche in altri ambiti, tra cui lo sport.

Con la pandemia sono cresciuti conoscenza e popolarità delle tecnologie di realtà virtuale in praticamente ogni settore. Ci sono delle cose che però ci si è resi conto potrebbero essere utili anche in futuro?

Assolutamente sì. In un primo momento ci siamo ritrovati tutti costretti a fare un uso massiccio delle tecnologie per la realtà virtuale, più o meno sviluppata. Non solo nel lavoro ma anche nella vita di tutti i giorni. Per molti è stata una transizione abbastanza facile, per altri un vero e proprio trauma. Per quanto mi riguarda, invece, mi sono resa conto che avevo già preparato la mia squadra a lavorare in modalità online. Infatti non c’è stata nessuna fatica ad adeguarsi da parte nostra. Quello che abbiamo fatto è stato semplicemente potenziare ciò che fin da prima eravamo in grado di fare.

Già precedentemente alla pandemia mi era chiaro che le tecnologie su cui si basa la realtà virtuale ci mettono in mano una potenzialità incredibile. Esse ti permettono di lavorare senza limiti di spazio e tempo. Questa libertà ci consente di effettuare molti più incontri in un solo giorno, ad esempio. Quindi quello che abbiamo fatto noi in questo anno non è stato altro che prendere quello che già avevamo ed implementarlo in modo da avere fra le mani una vera e propria Ferrari – o meglio una Ducati se siete più come me -. Le implementazioni ci saranno molto utili per il futuro e ne faremo sicuramente tesoro.

Come è cambiato il mondo del business con il lavoro da remoto e le nuove modalità di connettersi?

È diventato più veloce. Eliminando la necessità di muoverci riusciamo a raggiungere più persone in qualsiasi parte del mondo e in qualsiasi momento. Questa opportunità però non è una novità perché era possibile già prima del 2020. Però prima non era entrata in testa ai più, che non vi riconoscevano una modalità di lavoro efficace ed efficiente da sfruttare. C’è stato bisogno di una prova costretta per capirlo, anche se, sentendo molti colleghi, forse ancora non tutti lo hanno compreso.

I pro non vanno solo a favore dell’abbattimento delle barriere di tempo e spazio, ma vanno incontro anche alle esigenze green che tutti stiamo cominciando a percepire. Per riportare la mia esperienza mi è capitato spesso di dover prendere aerei per voli da 6 ore di sola andata per rimanere nella mia destinazione un solo giorno e fare al massimo 2 incontri. Adesso invece senza muovermi posso incontrare molte più persone e senza dover racchiudere tutto nel minor tempo possibile dando così più spazio e tempo ad ogni incontro.

Sicuramente appena possibile torneremo ad incontrarci di persona con i clienti, ma l’utilizzo delle tecnologie di realtà virtuale, se usate per implementare il lavoro di persona, ci permetteranno di raggiungere livelli più alti per il nostro business.

Ci sono esperienze in realtà virtuale, legate al business, che hai vissuto in questo periodo solo perché erano virtuali e che altrimenti non avresti fatto?

Sicuramente. Ho avuto occasione di partecipare ad eventi, anche fieristici, o convegni e conferenze  virtuali che prima per motivi di tempo, pigrizia e ottimizzazione del business non avrei minimamente preso in considerazione. Ho trovato in questi eventi forti spunti da riportare nella mia attività che ho colto. La mia speranza per il futuro è che si riesca a mantenere la modalità degli eventi in realtà virtuale come potenziamento della realizzazioni degli stessi in presenza. Gli eventi ibridi infatti, a mio avviso saranno un grande incentivo per tutte le realtà di business e non solo.

Molto caldo è il tema dell’occupazione femminile, ritieni che lo Smart working possa aver agevolato in qualche modo le donne? 

Certo. Purtroppo viviamo ancora in un retaggio culturale in cui è la donna a fare un passo indietro quando c’è bisogno oppure si trova costretta  fare due lavori sacrificando o quelli o la famiglia. Lo smart working ha dato l’occasione, non solo alle donne ma anche agli uomini, di passare più tempo con famiglie, organizzando il lavoro in maniera flessibile per conciliare tutto. Già solo eliminare per molti il tempo di percorrenza casa/lavora e viceversa ha aiutato tantissimo a recuperare tempo per famiglia e lavoro.

Purtroppo però il lavoro da remoto non si applica a tutte le categorie, ma ha registrato una forte crescita e creato opportunità in alcuni settori che sono più incentrati su rete e tecnologia. Questo potrebbe tornare utile per incentivare le nuove generazioni di ragazze a scegliere studi rivolti alle materie STEM, campo in cui ancora di donne purtroppo se ne vedono poche impiegate.

Secondo te è possibile pensare ad un futuro in cui lavoro da remoto e in presenza possano integrarsi tra loro, anche se tutte le restrizioni saranno eliminate?

Decisamente, non vediamo l’ora di tornare in presenza ma abbiamo capito che abbiamo un’opportunità che non vogliamo più abbandonare. Perché rinunciare all’online quando si può estendere la partecipazione a tutti? Quando non ci sono più limitazioni di orario, tempo e soprattutto soldi?

Abbiamo parlato solamente di realtà virtuale e business. Ma queste tecnologie sono state utili anche per altri settori?

Ovviamente sì. Non per tutti però è stata semplice. Se da una parte ci sono stati settori che hanno registrato una crescita esponenziale, e mi riferisco in generale, dall’altra ce ne sono stati altri che sono caduti in crisi. Il settore della ristorazione per esempio è uno di questi, che ha di contro invece il settore della grande distribuzione alimentare che grazie alla rinnovata passione per i fornelli e la corsa al rifornimento scorte ha avuto una grande crescita.

C’è da dire però che non tutti i facenti parte della categoria della ristorazione hanno subito così fortemente la crisi. Ci sono infatti molti esempi di imprenditori che hanno saputo mettere in campo innovazioni che gli hanno permesso di attirare molta più clientela. Questo è il caso di tutti coloro che hanno saputo reinventarsi e tirare fuori dal cilindri qualcosa di nuovo. Non solo, ad alcuni è bastato migliorare e implementare le proprie pagine social e i propri siti web per attirare più clientela.

Quello che dobbiamo fare quindi per non buttare via totalmente questi questi due anni è cogliere le nuove opportunità anche se facciamo parte di quelle categorie fortemente attaccate dalla crisi. Grazie alla tecnologia cogliere queste opportunità è ancora più semplice perchè ti permettere di farti conoscere e riportare le tue esperienze direttamente da casa tua, senza bisogno di spostarti, facendoti risparmiare non solo tempo, ma soprattutto denaro, che in questi casi è fondamentale.

A me viene in mente per esempio il mondo dello sport e delle gare.

Questi settori pur subendo delle restrizioni iniziali grazie alla tecnologia e il potenziamento delle piattaforme tecnologiche hanno registrato un incremento del coinvolgimento del pubblico. In questo caso più che alla realtà virtuale il merito deve andare ai social. Infatti nei primi mesi del lockdown, in cui gli atleti sono stati costretti a fermarsi hanno cominciato a condividere maggiormente le loro giornate sui social. Così facendo sono diventati dei veri e propri fenomeni mediatici e hanno attirato l’attenzione di moltissimi giovani. Questo avvicinamento è stato fondamentale una volta che le gare sono potute ripartire.

Degni di nota sono poi i casi della motoGP e della Formula 1 con le loro gare virtuali. Nel periodo di stop alle corse infatti i piloti di motoGP e di Formula1 si sono sfidati rispettivamente in veri e propri campionati su circuiti in realtà virtuali in diretta streaming con milioni di spettatori. La bellezza di questi eventi è stata soprattutto il fatto che i piloti e i tifosi potevano interagire tra di loro durante la corsa e a volte addirittura arrivare a competere con i loro idoli. Un sogno!

Quali sono le cose che secondo te il motorsport e le altre realtà sportive hanno imparato, e dovrebbero far tesoro, da questo periodo?

Sicuramente in questo caso penso ai canali di distribuzione dello sport, reti emittenti e piattaforme streaming che esistono per essere coinvolti nello sport. Ultimamente sono state potenziale per dare più accesso e coinvolgimento al pubblico. E i risultati si sono visti. Basta pensare al confronto degli ascolti delle gare di motoGP live degli anni precedenti con il 2020. Ricordiamoci che i dati del 2020 non sono riferiti ai mesi in cui tutti eravamo chiusi in casa con niente da fare, poiché anche le gare erano ferme, ma ai mesi estivi e autunnali, in cui la vita aveva ripreso a scorrere un po’ più normalmente.

Leggiamo alcuni dati.

“Il Gran Premio di Spagna di MotoGP ha fatto registrare la seconda miglior settimana di sempre per la MotoGP su Skysport.it (dopo Misano 2018): 1.4 milioni di visite, 930 mila utenti unici, 2.3 milioni di pagine viste, 860 mila video views** e un totale di referral di 451 mila***. Rispetto al 2019, si segnalano il +67% utenti, il +72% di pagine viste e il +203% per le video views*. Numeri molto alti anche per i social: oltre 632 mila interazioni, con l’86% di queste provenienti da Instagram, e 279 mila interazioni solo per la giornata di domenica (quasi il triplo rispetto a un anno fa)*.”

Questo si legge sul sito di Sky. Nell’articolo sono presenti altre informazioni che dimostrano che gli ascolti non sono ottimi solo per la gara della domenica ma anche per tutto quello che la precede nel weekend e per le gare delle categorie minori.

Da sottolineare è anche il crescente interesse dell’audience asiatica dove:

“alcune emittenti televisive di Cina, India, Kazakistan, Thailandia e Macao su tutte, sono da qualche anno broadcaster ufficiali del campionato mondiale di motociclismo.”

Questo dato è particolarmente importante perché in queste nazioni risiedono i maggiori capitali e quindi grandi possibilità di investimento. Un aspetto questo da tenere sott’occhio per accrescere la possibilità di reclutare interessi e quindi sponsor sia per i piloti che per i teams.

I dati che mi sento di fare presenti sono solamente quelli del mondo della MotoGp che seguo con maggiore interesse da sempre, ma gli stessi incrementi si stanno cominciando a registrare anche per molti altri sport, vedi tennis, nuoto, ginnastica, che però hanno cominciato in ritardo rispetto alle corse e per i quali in vista c’è un appuntamento importantissimo come le Olimpiadi.

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